Intervista a:

Diana Bracco

Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Bracco

Da Realtà Mapei n° 148 - 28/06/2018

Milano, capitale della ricerca e della solidarietà

Intervista A Diana Bracco: La Sfida (Vinta) Dell’expo, L’amore Per L’arte E Il Rapporto Con La Città.

Nata a Milano, laureata in Chimica all’Università di Pavia, una laurea Honoris Causa in Farmacia, sempre a Pavia, e una in Medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Diana Bracco è Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Bracco, colosso chimico farmaceutico fondato nel 1927, di cui fa parte anche il Centro Diagnostico Italiano, una struttura poliambulatoriale a servizio completo orientata alla prevenzione, che rappresenta una eccellenza a livello europeo.

Sotto la sua guida il Gruppo Bracco ha acquisito un ruolo di primo piano a livello mondiale nel settore dell’imaging diagnostico. Oggi l’azienda ha un fatturato consolidato di circa 1,25 mld di euro di cui l’87% sui mercati esteri e occupa all’incirca 3450 dipendenti. Ogni anno investe in R&S all’incirca il 9% del fatturato e vanta un patrimonio di oltre 1800 brevetti.

Attualmente Diana Bracco è anche Presidente della Fondazione Bracco e del Cluster Nazionale Scienza della Vita – ALISEI e fa parte di numerosi Consigli di Amministrazione, tra cui quello dell’Università Bocconi e dell’Accademia del Teatro alla Scala.

Cavaliere del Lavoro, è stata Presidente di Expo 2015 SpA e Commissario Generale di Sezione per il Padiglione Italia.

 

Lei cha ha svolto un ruolo essenziale sia nella fase di candidatura di Milano come sede di Expo, sia nei difficili anni della preparazione e della gestione dell’Esposizione Universale del 2015, come valuta ciò che sta accadendo della grande area che ospitò l’evento?

Devo ammettere che per me è una vera gioia sapere che stanno arrivando i primi ricercatori del Tecnopolo nel nostro splendido Palazzo, con le sue architetture avveniristiche e il suo cemento biodinamico inventato ad hoc dai ricercatori di Italcementi, accanto all’Albero della Vita.

Come avevamo immaginato già allora, nel sito Expo sorgerà un grande Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione, per cui è stato già scelto l’efficace acronimo “MIND” (Milano Innovation District), che mi piace molto. Ripensando alla sfida di Expo posso aggiungere che è stata la cosa più difficile che ho fatto. Un’impresa da far tremare i polsi, che ha rappresentato però una svolta per Milano e l’Italia intera. Abbiamo dimostrato al mondo che sappiamo fare grandi cose: è stata una soddisfazione enorme. 

 

Secondo lei, anche Human Technopole sarà davvero una grande occasione per l’Italia?

Certamente sì. È un progetto ambizioso e visionario che ha l’obiettivo di mettere l’Italia in prima linea nelle scienze della vita. Sono certa che diventerà un’infrastruttura di ricerca di livello mondiale, multidisciplinare e integrata, in tema di salute, genomica e data science. Grazie a questo straordinario progetto, Milano è sempre più credibile e capace di attrarre grandi professionalità internazionali. È significativo e foriero di speranza il fatto che una personalità come lo scienziato scozzese Iain Mattaj, attuale direttore generale dello European Molecular Biology Laboratory (Embl) di Heidelberg, stia decidendo di lasciare la Germania per venire in Italia a dirigere lo Human Technopole. Complimenti ad Arexpo e a Roberto Cingolani per il lavoro fatto in questi anni.

 

Milano è passata dall’essere una città fatta di imprese e manifatture piccole e medie, a conduzione spesso famigliare, a metropoli del terziario avanzato. Come valuta questo cambiamento?

Come per tutte le grandi metropoli, da Londra a Parigi, era un fenomeno inevitabile. Ma Milano ha ancora un tessuto industriale importante, come dimostrano la Mapei o la stessa Bracco, e le tante aziende associate ad Assolombarda. Oggi Milano è industria, finanza, turismo, design, moda, ma anche e sempre più un polo di ricerca e innovazione.

A tale riguardo, sottolineo che la campagna di marketing territoriale che è stata fatta per cercare di portare in città la sede dell’EMA in uscita da Londra per la Brexit ha affermato nel mondo la nuova vocazione di Milano: quella di essere una delle grandi capitali della ricerca. Human Technopole lo suggellerà definitivamente, beneficiando tra l’altro proprio del lavoro fatto per EMA.

 

Le periferie di Milano però sono ancora un problema più che una risorsa. Il sindaco Sala ne ha fatto il suo cavallo di battaglia e ha promesso un impegno concreto chiedendo aiuto anche al settore privato. Come presidente della Fondazione Bracco avete in programma qualche progetto?

La questione delle marginalità e delle periferie urbane ha visto negli ultimi anni un impegno crescente sia della ricerca che dei practitioners e delle amministrazioni, per individuare formule capaci di rigenerare luoghi e comunità nella consapevolezza che solo crescendo tutti insieme si cresce davvero.

Di fronte al fenomeno migratorio che impatta pesantemente sulla vita delle periferie delle grandi metropoli, non si può rimanere indifferenti. Come Fondazione Bracco, ad esempio, abbiamo dato un contributo, seppur piccolo, a favore di soggetti spesso dimenticati e trascurati, perché dobbiamo essere tutti consapevoli che se non si interviene sul tessuto sociale i problemi possono degenerare in modo drammatico, come testimonia la storia recente di tante metropoli europee.

 

 

Ci può descrivere cosa fate concretamente?

Ricordo in particolare due progetti. Anzitutto un’iniziativa di prevenzione e aiuto sanitario, “Prevenzione Amica delle Donne Migranti”, promossa insieme al Comune di Milano e Opera San Francesco per i Poveri, con cui abbiamo coinvolto in un anno e mezzo di attività oltre 500 donne immigrate, 376 delle quali sono state prese in carico. Ad oggi sono state eseguite 1.300 visite ed esami ambulatoriali, consapevoli di quanto la diagnostica sia fondamentale per la salute presente e futura di mamma e bambino. Un altro progetto dedicato al tema dell’integrazione e a cui tengo moltissimo è “Oltre i Margini” che interviene nel quartiere Gorizia del Comune di Baranzate, in un territorio con un altissimo numero di immigrati residenti: 1 su 3 è immigrato e il 64% è straniero. Insieme a La Rotonda, la straordinaria associazione guidata da Don Paolo Steffano, e il Cesvi, questo progetto promuove il sostegno all’inserimento lavorativo e la promozione della salute. In particolare la sartoria “Fiore all’occhiello” garantisce ad alcune donne immigrate di Baranzate un’opportunità concreta di lavoro in un’ottica di valorizzazione interculturale e costituisce insieme al negozio che vende gli abiti fatti a mano un importantissimo punto di riferimento formativo. Grazie anche alla collaborazione con l’Ospedale Sacco di Milano e del Centro Diagnostico Italiano, è possibile dare un’attenzione prioritaria a donne e bambini. 

In giugno, infine, la nostra Fondazione Bracco ha promosso, in collaborazione con Fondazione Cariplo e Sviluppo Chimica che insieme a Fondazione Arché sta lavorando su un progetto ad alta potenzialità di impatto sociale a Quarto Oggiaro, la prima conferenza nazionale sulle periferie urbane. Un momento di confronto per valorizzare esperienze di successo nella Città di Milano, in dialogo con altre esperienze, nazionali ed europee, affinché una rete di attori sociali possa costruire una visione condivisa, una strategia praticabile e risultati conseguiti. L’auspicio è che questo scambio agevoli la circolazione dei saperi ma anche l’integrazione di approcci valoriali e operativi per superare il divario tra profit e no profit.

 

La sua famiglia è istriana con un passato da esuli alle spalle. Milano è ancora una città dura, ma accogliente, pronta ad ospitare e a sostenere chi si impegna?

Sì, la cultura del lavoro caratterizza ancora questa città. Qui il lavoro ha sempre favorito l’integrazione di chi ha voglia di impegnarsi con serietà e dedizione. Certo anche grazie alle politiche a sostegno del lavoro, in particolare giovanile e femminile, messe in campo dalle Istituzioni e dalle imprese milanesi. Qui da tempo si è imposto il concetto di “buona cittadinanza” dell’impresa, un soggetto che sempre più si fa carico delle comunità. Fare impresa, fare filantropia, stanno diventando facce della stessa medaglia. Un modo per restituire al territorio parte di ciò che si è ricevuto. è lo stesso sentimento che prova la mia famiglia: una forte gratitudine, un desiderio di restituzione.

 

Tutti conoscono il suo amore per l’arte. Lei è consigliere di amministrazione dell’Accademia del Teatro alla Scala e del Museo Poldi Pezzoli. In passato è stata anche l’unico membro italiano del National Gallery of Art Trustees’ Council di Washington DC. Non a caso, per celebrare i novant’anni del Gruppo Bracco avete dato alle stampe un prestigioso volume a tiratura limitata che racconta 50 progetti culturali realizzati nel corso degli anni in Italia e all’estero.

La filantropia è da sempre nel DNA della nostra azienda e per questo, celebrando nel 2017 un importantissimo anniversario, abbiamo chiesto a Moreno Gentili di salvaguardare le memorie di tante azioni concrete a favore della cultura italiana portate avanti dalla nostro famiglia. I progetti presentati nel libro sono molto vari: restauri, mostre, concerti e tournée in ogni parte del mondo, con partnership con grandi istituzioni, dal Palazzo del Quirinale al Teatro alla Scala, dalla National Gallery di Washington al Museo Poldi Pezzoli, dal Metropolitan di New York alla Triennale di Milano. Ci sono il restauro di preziose fontane a Genova, Napoli, Roma, Palermo, Milano e Varese; l’attenzione all’ambiente, al verde e all’habitat urbano che si rispecchia nel ripristino di giardini e parchi come la Guastalla a Milano e nel recupero di siti industriali di grande valore storico come Torviscosa in Friuli; grandi mostre internazionali dedicate a Fra Carnevale, Giorgione, Tiziano, Canaletto; concerti con la partecipazione di maestri quali Claudio Abbado, Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Anne Sophie Mutter, Uto Ughi, Lorin Maazel, Lang Lang, senza dimenticare i molti giovani talenti dell’Accademia Teatro alla Scala, musicisti, ballerini e tecnici dello spettacolo che Bracco aiuta a crescere. La filosofia che guida l’operato dell’azienda e della Fondazione Bracco nel sostegno della cultura, è la creazione di partnership pubblico-privato con una progettualità condivisa e realizzata a quattro mani.

 

La cultura del lavoro caratterizza ancora Milano. Qui il lavoro ha sempre favorito l’integrazione di chi ha voglia di impegnarsi con serietà e dedizione. 
Diana Bracco, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Bracco
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