Intervista a:

Franco Giorgetta

Architetto Paesaggista

Da Realtà Mapei n° 165 - 06/07/2021

Naturali, artificiali, vegetali: la vera sfida sono i materiali

Parla l'architetto paesaggista Franco Giorgetta.

Location icon Milano
Mai come nell’ultimo anno abbiamo sentito la necessità di spazi aperti vivibili, accoglienti e piacevoli dal punto di vista estetico. L’emergenza sanitaria ha dato risalto a un bisogno che già da tempo era presente nelle città: quello di ambienti aperti da vivere e da condividere. Un bisogno che è stato intercettato da progettisti ed enti locali che hanno dato il via alla riqualificazione di piccoli e grandi spazi urbani, nella convinzione che la qualità della vita metropolitana passi anche attraverso la possibilità di fruire di ambienti ben progettati e adatti alla socialità. L’esigenza di progettare spazi durevoli, con finiture di pregio e a bassa manutenzione rimanda poi alla sostenibilità, un tema ormai imprescindibile nella progettazione come in ogni intervento di tipo economico e sociale.

Parla l'architetto paesaggista Franco Giorgetta.




L’arredo urbano sta diventando sempre di più un biglietto da visita per le città: qual è il suo parere?

Intanto consentitemi subito una leggera distinzione. Spesso e volentieri, quando si tratta di forma e architettura dello spazio aperto, questo viene frettolosamente denominato e confuso con l’“arredo urbano”, che è altra cosa. Questo è infatti il catalogo, o l’insieme di elementi, singoli oggetti, che vengono impiegati quali complementi, più o meno importanti, più o meno coordinati, dello spazio aperto, e su questo tema non possiamo non citare lo straordinario catalogo disegnato sotto la direzione di Adolphe Alphand per la trasformazione di Parigi a metà Ottocento, che comprende ogni elemento possibile, dalle panchine alle grandi cancellate monumentali, dai lampioni, alle edicole per le affissioni, alle poubelles, ai chioschi.

Rispetto a questi elementi, veri e propri arredi, un ruolo più importante nel disegno, o design, dello spazio aperto hanno invece i materiali, naturali, artificiali, e vegetali, e particolarmente le pavimentazioni che, con la grande estensione che normalmente hanno, caratterizzano molto la qualità, anche espressiva, e la funzionalità dello spazio.

Quanto al primo interrogativo, relativo al ruolo e all’importanza della qualità dello spazio nell’apprezzamento della città, o borgo che sia, devo sottolineare che lo spazio aperto ha un ruolo primario, direi da sempre, non c’è bisogno di ricordare luoghi come Piazza Navona, Piazza di Spagna, Piazza del Campo, Times Square… Forse in tempi moderni, nella crescita della città industriale postbellica, l’urbanistica e gli urbanisti avevano dimenticato quasi completamente questo ruolo, che negli ultimi tempi sta però tornando di nuovo al centro dell’attenzione.

 



Quali sono gli esempi virtuosi di spazi aperti urbani, in Italia e nel mondo?

Ci sono alcuni capisaldi di architettura contemporanea dello spazio aperto, e del paesaggio, che costituiscono riferimenti fondamentali, quali la sistemazione del lungofiume di Bordeaux, dove l’estuario della Garonna era spazio industriale del porto e oggi è il fulcro di vitalità della città, con la creazione dello straordinario Miroir d’Eau, la piazza centrale, progetto del paesaggista Michel Corajoud, e poi chilometri di parchi, giardini, attrezzature, i magazzeni convertiti in spazi per attività pubbliche, ristoro, cultura e sport. Ma altrettanto importante è stata la trasformazione, un po’ più vecchia, dei Docks di Londra, e possiamo citare anche il Porto Antico di Genova, trasformato dal progetto di Renzo Piano, che, da area industriale chiusa (e dismessa), è diventato il cuore della città, l’anima del centro storico e la più grande piazza sul Mediterraneo, spazio sempre aperto, in cui ogni giorno si incontrano turismo, cultura, congressi, fiere, spettacoli, sport, nautica, ristorazione e shopping, dall’Acquario ai Magazzini del Cotone, dalla Piazza delle Feste alla fortezza di Porta Siberia, fino a comprendere le aree della Fiera.

Nel centro di Milano è invece protagonista la trasformazione dell’area delle Varesine (ex ferroviaria) a Porta Nuova, con il suo cuore costituito dal sistema formato dalla vitalissima piazza Gae Aulenti, dal parco attrezzato “Biblioteca degli Alberi”, e dalla piazza della Regione Lombardia. E sul tema del verde, vediamo moltiplicarsi altre trasformazioni verdi di luoghi degradati, o dismessi e abbandonati, anche nel centro delle città. Tra queste, capisaldi e riferimenti fondamentali, possiamo citare la trasformazione del Millennium Park a Chicago, originariamente sede di una stazione e scalo ferroviario e oggi centralissimo luogo di meraviglie pubbliche e pregiatissimi sviluppi insediativi. Ma con una risonanza pubblica ancor maggiore è la trasformazione a New York, in giardino e parco urbano, della West Side Line, linea ferroviaria sopraelevata sul lato occidentale di Manhattan, oggi rinominata HighLine.

 



Negli ultimi anni si è affermata una nuova consapevolezza dell’importanza degli spazi comuni delle città: a che punto siamo in questo processo di cambiamento culturale e nella realizzazione dei progetti?

Lasciando da parte una certa tendenza a voler stupire a ogni costo, con ogni genere di stramberia, nell’insieme si nota lo sviluppo di progetti sempre migliori, sempre più qualificati, sempre più a posto tecnicamente.

 



Stile, design, progettazione ma anche ricerca di nuovi materiali. Quanto sono importanti le scelte a questo proposito per rendere le città più accoglienti e vivibili?

La scelta dei materiali e delle soluzioni tecniche è molto importante. Lo spazio aperto è quasi sempre spazio pubblico, o che diventa tale per cessione, o per asservimento, al termine dei lavori di costruzione da parte degli sviluppatori privati. Quindi, posto il costo alto delle manutenzioni e la scarsa capacità di farle adeguatamente da parte dell’ente pubblico, il progetto deve impiegare materiali durevoli e resistenti, capaci di offrire e conservare nel tempo prestazioni buone, senza perdita di caratteristiche e qualità sia tecniche che estetiche.

 



Sostenibilità e spazi urbani rappresentano un binomio sempre più stretto. 
Secondo il suo punto di vista quali sono gli interventi prioritari da realizzare nelle città in questa direzione?

Sostenibilità ecologica, sociale, economica. Ecologica e sociale significa sostanzialmente diminuzione dell’impronta del carbonio, quindi uso di materiali che abbiano materie prime e processi produttivi, nonché di trasporto e messa in opera, il più possibile “a basso impatto ambientale”, con molta attenzione agli aspetti nascosti di questo impatto, per materiali e apparecchiature che, prodotte altrove, nascondono tassi alti di danno agli ecosistemi e impiego di energia umana con corrispettivi bassissimi. Per quanto riguarda l’aspetto economico, bisogna invece avere lungimiranza e attenzione a non porre nel vantaggio iniziale il guadagno in sostenibilità, mentre il vantaggio economico va calcolato per tutta la vita dell’opera, comprendendo magari anche lo smaltimento finale. Spendere bene all’inizio, per garantire durata e costi bassi di manutenzione, questa dovrebbe essere la regola fondamentale.




Quali interventi prioritari? Il verde! molto verde nella città, e mobilità dolce.
Piste e spazi pedonali e ciclabili, supportati il più possibile da una rete ad ampio raggio su ferro, sotterranea o sopraelevata, e facendo attenzione a non cadere nelle facili trappole, canto delle sirene, dell’ingannevole aspetto innocuo dei mezzi elettrici, la cui proclamata assenza di emissioni nasconde la loro dislocazione altrove, per la produzione dell’energia necessaria, in centrali a combustione di energia fossile, che intossicano altri luoghi.

 



Parlando di città del futuro, non si può dimenticare il tema della riqualificazione delle periferie. Come l’architettura del paesaggio può contribuire al recupero di questi spazi? 
   

La riqualificazione dello spazio esterno offre un contributo molto importante alla possibilità di riscatto dal degrado delle zone povere della città. Offre i luoghi nei quali deve esercitarsi questo riscatto, che si può compiere però solamente attraverso una serie concertata di azioni di altro tipo e di altra natura. Detto in altro modo, una bella piazza un po' aiuta, ma non cancella la povertà.

 



I progetti di riqualificazione dell’arredo urbano sono di solito affidati all’amministrazione pubblica, ma anche il privato può dare un contributo importante. Qual è la sua opinione?

Nel nostro paese la maggior parte dei progetti e realizzazioni di spazi aperti e pubblici sono affidati all’iniziativa degli sviluppatori privati dei piani di intervento urbani, iniziativa normalmente subordinata al controllo e alla concertazione con l’ente pubblico. Il privato mette dunque una parte importante nella iniziativa di qualificazione, o riqualificazione, dello spazio pubblico.

Vi sono poi degli spazi di intervento, dove entrano in gioco direttamente i cittadini, singoli o gruppi e organizzazioni, a stimolare o intervenire direttamente, come è avvenuto a New York con i gruppi di Guerrilla Garden, replicati anche a Milano, o quelli più pacifici dei community gardens del Lower East Side.

 

Lo Studio Giorgetta

Lo studio fondato dall’architetto Franco Giorgetta ha iniziato l’attività nel 1965 con la partecipazione italiana alle Floralies di Gand (Belgio) ed è proseguito poi con varie attività di progetto, ricerca, mostre e insegnamento. Dal 2005 si affianca la figlia architetto Simona. 

Lo Studio Giorgetta sin dagli inizi si è specializzato in architettura del paesaggio, annoverando nel proprio portfolio importanti progetti e realizzazioni. Tra questi vanno ricordati i recenti progetti del Parco delle aree Falck a Sesto San Giovanni con Michel Corajoud e Renzo Piano Building Workshop, il sistema del verde dell’area di Cascina Merlata a Milano, gli spazi esterni e il verde della nuova sede Regione Lombardia e del nuovo Parlamento di Malta, la consulenza per il verde nella riqualificazione della stazione di Varese, il verde esterno per il progetto residenziale Uptown a Milano e l’Ospedale Emergency in Uganda.

Rifare il look alle città


La riqualificazione di piccoli e grandi spazi urbani è un tema molto caro anche a Mapei e che è presente in maniera trasversale nel servizio speciale del numero 165 di Realtà Mapei.

Piazze, centri storici, aree dedicate allo sport, parchi: sono tanti i cantieri per i quali Mapei ha fornito Assistenza Tecnica e soluzioni innovative, garantendo tempi rapidi di messa in esercizio, cantierizzazioni dove possibile leggere e rispetto delle strutture esistenti.

Il tutto con l’obiettivo di soddisfare le esigenze di progettazione più diverse, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e alla bellezza del risultato.

Scheda progetto

Cantiere fontana
Località Milano, Italia
Sottocategoria FONTANA
Costruito nel 2020
Inaugurato nel 2021
Intervento fornitura di prodotti per arredo urbano e realizzazione della fontana
Inizio e fine dei lavori 2020/2021
Tipo di intervento Nuove costruzioni, Manutenzione stradale e arredo urbano
Committente Mapei S.p.A.
Impresa appaltatrice Peverelli srl
Imprese esecutrici Peverelli srl
Progettisti Arch. Franco Giorgetta
Specialisti coinvolti nei lavori Arch. Franco Giorgetta
Credits Gianni Dal Magro
Coordinatore MAPEI Massimo Seregni, Giuseppe David, Luca Torelli

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