Intervista a:

Italo Rota

Progettista del Padiglione Italia

Da Realtà Mapei n° 167 - 16/12/2021

La “metamorfosi”, idea narrativa del progetto Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai

Intervista a Italo Rota, progettista del Padiglione Italia.

Location icon Dubai

Il Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai è un’architettura ideata per mettere in scena con creatività e innovazione “la bellezza che unisce le persone”. Quali sono state le prime scelte che avete fatto per rendere visibile questo pensiero?

Quando con Carlo Ratti abbiamo cominciato a lavorare sul progetto per il Padiglione Italia, la prima idea che ci è venuta è stata quella di un padiglione che, da un lato, rispondesse ai concetti fondamentali dell’economia circolare e, dall'altro, fosse un luogo di innovazione. Quindi, più che ad un’architettura, abbiamo pensato a una grande installazione architettonica che arriva, prende forma e poi si smonta e se ne va. In tutto questo tragitto è sottoposta a modifiche che potremmo definire “metamorfosi”. Per fare questo abbiamo dovuto anche occuparci di creare delle “neo-materie”, molte di origine organica, e di affrontare aspetti molto particolari come, ad esempio, il fatto che il padiglione nella zona visitatori non è climatizzato: tutta questa serie di attenzioni e sensibilità ha creato una struttura molto insolita e innovativa. Il concetto è quello di tre grandi scafi che arrivano a Dubai, si girano e formano la copertura. Come tutti noi sappiamo, la parola “navata” viene proprio dal fatto di rigirare uno scafo. Se si dice “navata”, si dice stare insieme, pensare insieme e immaginare insieme un futuro per salvare il pianeta.

 


Quali sono gli elementi architettonici ed espositivi che sono stati progettati per offrire un’esperienza memorabile ai visitatori?

La storia all'interno del padiglione è molto complessa e ricca e il visitatore farà un lungo viaggio attraverso l'Italia del passato, del presente e del futuro. Durante il percorso, affronterà vari episodi legati anche a grandi innovazioni tecnologiche. Al centro del padiglione c'è una fattoria di alghe. Le alghe sono diventate un leitmotiv del padiglione: produrranno energia e ossigeno perché le alghe “divorano” CO2. Per accompagnare questa fattoria abbiamo creato molti nuovi materiali anche grazie a Mapei, utilizzando “resti” dell'attività umana: fondi di caffè, bucce d'arancia e altri componenti semplici come la sabbia del deserto.

Se dovesse riassumere in sintesi l’architettura del futuro, come dovrebbe essere? Quali dovrebbe essere il ruolo dei materiali e perché?

Oggi si parla spesso e giustamente di sostenibilità. Penso che non dobbiamo più parlare di sostenibilità nell’accezione che abbiamo usato fino a oggi, perché questo dovrebbe essere un acquisito del buon senso. Altra cosa è invece passare a un altro stadio, contribuendo in maniera più profonda al cambiamento dell'ambiente e soprattutto accostando il grande tema della crisi climatica. Per fare questo, dovremmo immaginare un'architettura che non solo è trasformabile e riusabile ma soprattutto che crea sempre meno prodotti fisici sul pianeta. Bisogna allora avere dei materiali e delle soluzioni tecnologiche che trasformano gli elementi in prodotti scambiabili. Io la definisco un “architectural banking”: un posto dove posso prendere prodotti, scambiarli e investirli esattamente come si faceva una volta con le monete. Inoltre, bisognerebbe anche avere materiali partecipi di un’“urban mine”, una miniera urbana dove questi prodotti possono essere estrapolati con grande purezza e trasformati. Penso che questi due processi, insieme ad altre attenzioni, possano portare anche a una riduzione della massa costruita producendo il nuovo, perché una delle problematiche che abbiamo oggi è il fatto che produrre il nuovo produce anche una grande quantità di macerie.

 


Mapei ha reso possibili le vostre scelte progettuali: quali sono e quanto questo ha contribuito al risultato atteso?

Con Mapei lavoriamo insieme da tanti anni, perché le innovazioni che questa azienda ha sviluppato sono perfettamente in linea con l'evoluzione dell'architettura in questi ultimi anni. Anche per dare un contributo alla sostenibilità dell'architettura stessa, nei nostri progetti usiamo da anni i prodotti Mapei perché viaggiano assieme all'evoluzione dell'architettura, sia nel senso della sostenibilità sia nel senso dell'innovazione a lungo termine. Quando siamo venuti in contatto con Mapei per il Padiglione Italia abbiamo proposto di lavorare con questi materiali, che avevamo selezionato nel concetto dell'edificio. Tutto è andato molto bene e in maniera molto veloce anche perché i materiali di questo tipo si possono realizzare solo attraverso l'evoluzione di prototipi. Quindi il lavoro nei laboratori Ricerca & Sviluppo Mapei è stato veramente interessante ed efficace.

 


Può farci qualche esempio concreto di materiali realizzati con il supporto di Mapei?

Nel Padiglione Italia abbiamo proposto per la visita un uso di tutti e cinque i sensi: oltre la vista e l'udito, che sono “classici” nella visita di un padiglione, abbiamo aggiunto il tatto, l'olfatto e anche, in alcune parti, il gusto. Ad esempio, abbiamo usato le polveri del caffè per creare, insieme a Mapei, un materiale molto particolare che costituisce il rivestimento della passerella del Padiglione nei suoi primi 600 metri. Sarà quindi una visita immersa nel profumo del caffè. Il caffè accomuna l’Italia ai Paesi Arabi e quindi costituisce un momento di fratellanza quasi olfattiva. Un altro prodotto che abbiamo messo a punto con Mapei è un rivestimento a base di polvere di arancio che sembra quasi un materiale tessile, molto variegato e anch’esso profumato. Un altro materiale da noi realizzato in collaborazione con Mapei fa uso della sabbia del sito di Expo e forma una duna su cui poggia un'installazione che è fatta con la stessa sabbia. Qui vedete proprio come si sposa il deserto così come lo troviamo nel sito di Dubai.

Italo Rota

Nato nel 1953 a Milano, Italo Rota si è laureato al Politecnico di Milano. Dopo aver vinto il concorso per gli spazi interni del Musée d’Orsay, alla fine degli anni Ottanta si trasferisce a Parigi, dove firma la ristrutturazione del Museo d'Arte Moderna al Centre Pompidou (con Gae Aulenti), le nuove sale della Scuola francese alla Cour Carré del Louvre e la ristrutturazione del centro di Nantes.


Attualmente vive e lavora a Milano. I lavori del suo studio variano per soggetto, scala e tipologia, rilevando sempre un approccio globale che deriva dall’esperienza degli allestimenti, degli eventi e delle strutture temporanee. 




Tra i suoi progetti più recenti ricordiamo, in Italia, la ristrutturazione della Stazione Marittima del Porto di Palermo e la conversione del palazzo dell’Arengario a Milano in Museo del Novecento; in India, la riconversione del complesso siderurgico di Dolvy, un tempio Indù e una residenza privata a Mumbai. In Spagna ha firmato il padiglione espositivo “Ciudades de Agua” per Expo Saragozza 2008 ed è il progettista, insieme a Carlo Ratti, del Padiglione Italia per Expo Dubai 2020.

Il lavoro architettonico e progettuale di Italo Rota Bulding Office si concentra da oltre trent’anni su una costante ricerca crossdisciplinare, dall’arte contemporanea alla robotica, per la definizione di progetti innovativi dove bellezza umanistica e sostenibilità diventano elementi integrati.

 

Scheda progetto

Cantiere Padiglioni Expo, infrastrutture e altri luoghi
Località Dubai, Emirati Arabi
Sottocategoria POLO FIERISTICO
Intervento Fornitura di prodotti per nuove costruzioni e ripristini.
Inizio e fine dei lavori 2020
Tipo di intervento Nuove costruzioni

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