Da Realtà Mapei n° 143 - 03/11/2017

Progettare Interventi di risanamento

Intervista a Davide Bandera, Product Manager della linea di prodotti per il risanamento degli edifici in muratura.

La crisi dell’attuale panorama edilizio italiano ha trovato uno sbocco negli interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli edifici esistenti, anche di quelli di pregio storico. Quali sono le principali fasi che devono essere affrontate per la riqualificazione di un edificio storico?

Spesso diamo per scontato di conoscere perfettamente tutte le fasi che devono essere compiute, nel momento in cui si inizia il progetto di restauro e risanamento conservativo di un edificio. Questo purtroppo è vero solo in parte, in quanto a volte vengono tralasciati alcuni aspetti importanti  come, ad esempio, l’importanza di effettuare delle analisi visive in cantiere (I fase) per ottenere tutte le informazioni utili sull’edificio e sui materiali che lo compongono, oltre al suo stato di conservazione. Qualora si renda necessario approfondire il grado di conoscenza della struttura da restaurare, sarà possibile effettuare delle indagini diagnostiche (II fase), attraverso analisi chimico-fisiche e mineralogiche in grado di definire lo stato di degrado dei materiali e le cause che lo hanno determinato, al fine di indirizzare correttamente qualsiasi intervento di risanamento e restauro conservativo.

La III fase riguarda, invece, la scelta dei materiali. Essa riveste un’importanza vitale in un intervento di restauro, in quanto dovrebbe essere compiuta in modo che il prodotto e/o sistema prescelto risulti reversibile e compatibile con i materiali impiegati originariamente nella costruzione dell’edificio. Con il termine reversibile siamo soliti identificare un processo che può essere invertito e, quindi, per quanto riguarda un prodotto, che può essere rimosso senza causare alcun danno alla struttura. Il termine compatibile, invece, associato ad un prodotto, identifica un’affinità chimico-fisica ed elasto-meccanica con le proprietà dei materiali originali. La scelta di un prodotto non compatibile con i materiali e le tecniche costruttive impiegate in passato può determinare l’insuccesso dell’intervento o il suo degrado repentino.

I prodotti che più rispondono a queste richieste sono quelli a base calce, perché più rispettosi della tradizione costruttiva, in quanto quasi tutti gli edifici di pregio storico ed artistico sono stati costruiti con tali materiali. Sul mercato, però, esistono molti prodotti che sono definiti a base calce, ma che poi contengono cemento portland. L’utilizzo del cemento in un intervento di restauro dovrebbe essere limitato ai soli impieghi dove vengono richieste delle prestazioni differenti da quelle raggiunte dalla sola calce e, comunque, dove non ci sono rischi di degrado delle murature e delle superfici, talune volte affrescate. Sostenere che un prodotto è a base calce, non esclude la possibilità che ci sia anche del cemento al suo interno. Un’indicazione più precisa per capire la natura del legante contenuto nel prodotto prescelto può arrivare dalla lettura della sua scheda di sicurezza, in cui devono essere elencati tutti i componenti contenuti in esso, che possiedono un’etichettatura di pericolosità.

La IV fase, non meno importante delle precedenti, riguarda la definizione delle tecniche e metodologie applicative. Essa dipende dal tipo di prodotto prescelto, che deve essere applicato correttamente in accordo alle raccomandazioni fornite dal produttore.

La progettazione di un intervento di restauro deve partire, quindi, da un’attenta analisi visiva dei materiali da costruzione. Per individuare la soluzione più idonea, quali sono le indagini diagnostiche e conoscitive da effettuare sui supporti e sul relativo stato di degrado?

Sono svariate le indagini diagnostiche, talvolta molto complesse, che possono essere effettuate sia direttamente in situ sia presso laboratori specializzati, in questo caso, su campioni prelevati in cantiere. Tali analisi sono condotte per definire l’eventuale stato di degrado di un edificio e le cause che lo hanno determinato. In altri casi, solo per citarne alcune, per determinare la composizione chimico-fisica di un intonaco o di una malta da muratura, nonché la presenza di sali solubili. Altre ancora per stabilire la stratigrafia degli strati di rasatura o di pitture sovrapposte nel tempo oppure la natura del pigmento originale utilizzato.

In Mapei esiste un Laboratorio Ricerca e Sviluppo all’avanguardia, con strumentazioni molto sofisticate, dove spesso vengono effettuate tutte le prove sopra menzionate, ma molte altre ancora, in supporto a progettisti-prescrittori oppure a imprese di restauro. I Laboratori R&D Mapei collaborano frequentemente con le università e il mondo accademico in generale, i tecnici sia delle Soprintendenze che degli enti comunali.

 

Da anni il Gruppo Mapei propone un’ampia gamma di prodotti/sistemi idonei a consolidare e progettare le strutture storico-artistiche per rispettare storicità del materiale originario e tipologia di supporto. Se dovesse citarne una in particolare, a quale gamma sta pensando?

Nel 1992 è stata introdotta una gamma di prodotti denominata MAPE-ANTIQUE, indicando con questo termine, una serie di materiali per gli edifici storici.

Negli anni, essa si è ampliata fino ad arrivare ad essere una gamma completa di prodotti e sistemi dedicati al consolidamento, risanamento, rinforzo e alla protezione delle murature degli edifici esistenti, anche di pregio storico e artistico, sotto tutela delle Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio.

I prodotti della linea MAPE-ANTIQUE, a base di Calce ed Eco-Pozzolana, totalmente esenti da cemento, possiedono caratteristiche del tutto simili a quelle delle malte da muratura e da intonaco impiegate in passato e, quindi, risultano essere più compatibili con qualsiasi tipo di struttura originale. A differenza delle malte normalmente impiegate negli interventi di ripristino, come ad esempio quelle costituite da calce idraulica e calce idraulica naturale, dove si riscontrano valori di “calce libera” residua anche per più tempo (vedere UNI 459-1), la reazione tra la Calce e l’Eco-Pozzolana porta alla formazione di composti, dove la “calce libera” viene “consumata” totalmente già dopo pochi giorni, conferendo, ai prodotti l’assoluta resistenza ai sali solubili, spesso presenti nelle murature. Al contrario, le malte sopramenzionate, anche se sufficientemente porose e meccanicamente compatibili con i materiali impiegati originariamente, non sono immuni dal rischio di aggressione chimica da parte dei sali solubili disciolti all’interno dell’acqua.

Infatti, la “calce libera” contenuta in questi materiali può reagire chimicamente con i sali solubili presenti nelle murature ed altri composti, presenti nelle malte originarie o impiegate in precedenti lavori di ripristino, producendo fessurazioni e sfaldamenti degli intonaci.

Nei prodotti della linea MAPE-ANTIQUE, invece, questo fenomeno non avviene, proprio per la totale assenza di “calce libera”. Grazie a queste particolarità, dal punto di vista morfologico, i prodotti della linea MAPE-ANTIQUE presentano una struttura paragonabile a quella di una “malta storica”, a base di calce aerea e pozzolana, raggiunta però dopo anni di invecchiamento.

 

Un problema dell’edilizia storica è il degrado delle murature causato dalle azioni disgreganti prodotte dall’umidità e dai sali solubili. Per far fronte a questa problematica Mapei ha messo a punto prodotti e sistemi altamente innovativi. Quali sono e quando si possono applicare?

Tra le principali tecniche che si possono adottare in presenza sia di umidità di risalita capillare che di sali solubili, annoveriamo la barriera chimica orizzontale e l’applicazione di intonaci deumidificanti.

La barriera chimica è quella tecnica che consiste nell’iniezione di formulati chimici all’interno della muratura, normalmente a base di silani e silossani come, ad esempio MAPESTOP, un prodotto in grado di creare una “barriera orizzontale”, producendo un effetto idrorepellente, contro la risalita di umidità, senza modificare in alcun modo i valori di traspirabilità interni alla stessa muratura. Oltre a “bloccare” l’umidità al di sotto della zona trattata, tali formulati devono bloccare i sali trasformandoli in prodotti insolubili, evitando quindi la loro migrazione all’interno delle strutture. L’iniezione di tali prodotti può essere eseguita a bassa pressione con idonea pompa d’iniezione, oppure per gravità mediante dei diffusori (per esempio con MAPESTOP KIT DIFFUSION). Un limite di questo tipo di intervento è costituito dalla non assoluta certezza di diffusione del formulato chimico all’interno della struttura (soprattutto in presenza di una muratura caotica e/o “a sacco”) e, di conseguenza, di “idrofobizzazione” di tutte le porosità presenti nei materiali costitutivi la muratura stessa. Questo potrebbe avere come conseguenza il “passaggio” di umidità e di sali solubili, nel punto in cui la barriera chimica non è riuscita a penetrare, danneggiando gli intonaci soprastanti, qualora, questi ultimi, siano stati realizzati con malte tradizionali a base cementizia o calce-cemento.

Per quanto riguarda, invece, gli intonaci deumidificanti, essi sono costituiti in modo da “aiutare” e “favorire” la migrazione dell’acqua verso l’esterno, impedendole di ristagnare all’interno della muratura. Per ottenere tale condizione, tutti gli intonaci deumidificanti sono formati da macroporosità interne, in modo che esse, in coazione con le porosità preesistenti, aumentino notevolmente la naturale capacità di traspirazione ed evaporazione della muratura. Un intonaco deumidificante deve possedere, inoltre, resistenza chimica ai sali solubili disciolti all’interno dell’acqua oppure, nel caso di edifici posti in prossimità del mare, provenienti dall’ambiente esterno sotto forma di aerosol marino. Quest’ultima proprietà è di enorme importanza per determinare la durabilità dell’intervento. Impiegare, infatti, intonaci tradizionali, che non risultano essere chimicamente resistenti ai sali, ne provoca il loro immediato degrado. Fanno parte della categoria degli intonaci deumidificanti macroporosi, resistenti ai sali, alcuni prodotti della linea MAPE-ANTIQUE.

 

L’utilizzo di questi prodotti è consigliato, quindi, anche per edifici posti in zone lagunari o vicino al mare?

Certamente! In tutte le città poste vicino al mare, vi sono edifici storici interessati dalla presenza sia di umidità che di sali solubili, presenti nella stessa acqua di mare o trasportati dall’aerosol marino sulle facciate dell’edificio.

L’applicazione dell’intonaco deumidificante diventa la condizione indispensabile per garantire la durabilità all’intervento di risanamento. L’applicazione di tale sistema, però, deve essere esteso a tutte le facciate, in quanto occorre garantire la massima resistenza chimica ai sali solubili, anche nelle zone soprastanti a quelle interessate dalla presenza dell’umidità di risalita capillare. Sull’intera facciata, infatti, si depositano i sali perché trasportati dall’aerosol. Impiegare un intonaco che non risulti essere resistente all’aggressione chimica prodotta dai cloruri, comprometterebbe l’esito dell’intervento.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la scelta del prodotto di finitura adeguato. La soluzione ottimale è rappresentato dall’impiego di finiture minerali in grado di non ostacolare il passaggio del vapor acqueo dall’interno della muratura verso l’esterno, mantenendo inalterate le caratteristiche e le proprietà dell’intonaco deumidificante utilizzato. Fanno parte di questa categoria le finiture appartenenti alla Linea SILEXCOLOR, prodotti a base di silicato di potassio, conformi alla norma DIN 18363. Qualora sia necessario avere delle finiture con un elevato valore di traspirabilità e, al contempo, di idrorepellenza, possono essere impiegate pitture e rivestimenti colorati a basso spessore della Linea SILANCOLOR, prodotti a base di silossani. Quest’ultima categoria di finiture risulta essere maggiormente protettiva verso l’intonaco sottostante, in quanto impedisce l’ingresso dell’aerosol marino.

 

 

 

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