Intervista a:

Diana Bracco

Presidente e amministratore delegato del Gruppo Bracco

Da Realtà Mapei n° 156 - 18/11/2019

Diana Bracco: Squinzi, una storia esemplare di azienda di famiglia

Diana Bracco, Presidente e amministratore delegato del Gruppo Bracco, ricorda Giorgio Squinzi,

Le aziende familiari hanno qualcosa in più: un patrimonio di valori che è come una linfa vitale che si tramanda attraverso le generazioni e si traduce in amore per il prodotto, per il lavoro, per i collaboratori, per le comunità in cui si opera. Tutto questo vale in modo particolare per la Mapei e la famiglia Squinzi. Io penso che un imprenditore possa ottenere grandi risultati soltanto quando ha alle spalle un gruppo unito che crede con grande fiducia e passione all’azienda e alla sua crescita. Giorgio l’ha sempre avuto, e questo gli ha permesso di raggiungere traguardi straordinari puntando su ricerca e internazionalizzazione con una visione sempre lungimirante e una vera e propria “ossessione” per la crescita.

Infaticabile lavoratore, da quando nel 1984 raccolse l’eredità di suo padre Rodolfo, fondatore dell’azienda, Giorgio Squinzi in questi trent’anni l’ha portata sul tetto del mondo: all’inizio degli anni novanta i dipendenti della Mapei erano 500, oggi sono oltre 10.000. Insieme alla moglie Adriana Spazzoli e ai figli Marco e Veronica, ha fatto crescere l’impresa fino a farla diventare una delle più grandi aziende globali nel settore della chimica e dell’edilizia, con un fatturato consolidato di 2,5 miliardi di euro e ben 83 stabilimenti produttivi sparsi in tutto il mondo. Sono numeri impressionanti di cui tutti coloro che lavorano in Mapei, ma anche il Paese, possono e devono essere fieri. A questo riguardo, ricordo che nel 2017, in occasione dell’80° anniversario dalla società, Squinzi dichiarò con legittimo orgoglio che Mapei, nella sua storia, “non ha mai chiuso un bilancio in perdita, non ha mai fatto ricorso alla cassa integrazione, non ha mai licenziato per riduzione di organici”. Una cosa straordinaria.

Ma Giorgio Squinzi non è stato soltanto un grande imprenditore; è stato anche una guida sicura per le tante associazioni che l’hanno voluto come Presidente. Penso con particolare emozione alla sua elezione ai vertici di Confindustria, che ha guidato da maggio 2012 a maggio 2016 con un impegno e una dedizione commoventi. In viale dell’Astronomia ha fatto sempre e solo l’interesse dei colleghi, sacrificando il suo tempo e la sua stessa salute. Lo animava infatti uno straordinario spirito di servizio, così come quando fu chiamato alla guida del Cefic. Essendo sempre stato un europeista e un convinto fautore degli Stati Uniti d’Europa, Squinzi a Bruxelles era molto ascoltato, ed era così bravo che l’Associazione dell’Industria Chimica Europea lo volle come Presidente.

In precedenza, per ben due volte era stato Presidente di Federchimica: dal 1997 al 2003, quando ci siamo passati il testimone, e poi di nuovo da giugno 2005 a giugno 2011. È proprio lì che è nata la nostra amicizia. Fu allora che abbiamo cominciato a condividere tante posizioni, facendo molte cose belle insieme. Per me più che un collega imprenditore Giorgio è stato un amico e direi quasi un fratello. A lui mi hanno accomunato tantissime passioni: dall’amore per la chimica all’impegno nell’associazionismo imprenditoriale, dalla passione per la cultura e per lo sport all’attaccamento a valori forti.

L’amore per la musica era un’altra cosa che ci univa tantissimo. Insieme abbiamo riportato il maestro Riccardo Muti con la Chicago Orchestra al Teatro alla Scala dove ha fatto due indimenticabili concerti. È stato un evento molto bello. E poi c’è stato lo sport, che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, prima con la straordinaria squadra di ciclismo della Mapei e poi con l’acquisto del Sassuolo. Ricordo quelle sue battute, come quando diceva: “Sai, ho sconfitto Prodi sul Ghisallo”. Poi quando prese il Sassuolo, mio marito, appassionatissimo di calcio, e milanista come lui, mi disse una volta: “Vedrai il Sassuolo passerà in serie A”. Fu così. Squinzi aveva le mani d’oro in tutto quello che faceva.

Padre e marito meraviglioso, Giorgio era un uomo leale, sincero e coraggioso. Una persona discreta, ma estremamente simpatica. Mai sopra le righe, mai troppo esposto, era uno di quegli imprenditori che hanno fatto grande l’Italia: una generazione guidata dall'impegno, della “famiglia povera e azienda ricca”, del pensare globale e agire locale. Ricordo i tanti interventi che ci ha regalato nelle riunioni del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Bracco di cui faceva parte da anni. Ho sempre tenuto molto ad avere il suo parere e la sua visione globale, sull’Europa, la Cina, gli Stati Uniti. Si preparava tantissimo, faceva domande centrate e dava suggerimenti preziosi, che ci mancheranno molto.

Con la morte di Giorgio Squinzi la Chimica italiana ed europea ha perso un grande protagonista e Milano un cittadino esemplare e un grande mecenate, che ognuno di noi dovrà ricordare sempre con affettuosa gratitudine.

Fedele Confalonieri: 
uno sguardo teso al futuro

 

Giorgio Squinzi lascia in consegna a tutti noi un luminoso esempio umano: quello di una persona capace di guardare oltre ogni barriera (Mapei è un’azienda di successo presente in oltre cinquanta Paesi), senza mai dimenticare le proprie radici, peculiarità di cui andava orgoglioso e che l’ha portato non a caso a collaborare come consigliere di amministrazione con due realtà che rappresentano la milanesità per eccellenza quali la Veneranda Fabbrica del Duomo e il Teatro alla Scala, di cui è stato generoso sostenitore. Questo suo amore per il territorio si traduceva in uno stile imprenditoriale: Giorgio era un uomo sensibile e capace di profonda empatia con i lavoratori e l’ha dimostrato sia come presidente di Federchimica, conseguendo grandi risultati come la firma di sei contratti di categoria che hanno rivoluzionato tale settore, senza un’ora di sciopero, sia alla guida di Confindustria. Un modo di vivere che l’ha portato – con eroico stoicismo – a essere presente in azienda fino agli ultimi giorni della propria esistenza.

Tale stile si sposava armonicamente – è proprio il caso di dirlo data la sua passione per la musica – con il suo essere marito e padre. Si dice spesso che un grande uomo ha sempre accanto una grande donna: con Adriana e poi con i figli Veronica e Marco, Giorgio ha saputo costruire una splendida famiglia.

Ho molti ricordi che ci legano: opere, concerti e non solo, il comune amore per il calcio e per il bello sport di cui fu promotore instancabile.

Scegliendo la guglia del Duomo che aveva “adottato” il 15 maggio 2018, raffigurante un Giovane Santo, nel corso di una cerimonia tenutasi sulle Terrazze della Cattedrale, Giorgio Squinzi aveva voluto accanto a sé i propri cari, indicando a essi la direzione verso cui tendere lo sguardo: il futuro. Quella statua e il suo significato restano oggi come preziosa testimonianza di una vita feconda e ricca di soddisfazioni.

Sono certo che il lume acceso da Giorgio con il proprio esempio non si spegnerà, ma continuerà a rischiarare la strada per tutti coloro che ne seguiranno i passi.

 

Fedele Confalonieri, Presidente della Veneranda Fabbrica. del Duomo di Milano

 

Emma Marcegaglia:
una stella polare per tutti noi

 

Quanti ricordi, quanti aneddoti echeggiano ancora nella mia mente, contrassegnando nel tempo la nostra lunga e sincera amicizia di famiglia con Giorgio, Adriana, Veronica e Marco.

Fra i tanti, quello che più di tutti conservo ancora in modo indelebile impresso nella mia memoria, con grande affetto e commozione, risale però a un pomeriggio dell’ormai lontano dicembre del 2002 al Politecnico di Milano. Quando Giorgio fu chiamato a svolgere di fronte al rettore e al senato accademico di questa università la sua “lectio magistralis”, per essere insignito, insieme e al pari di mio papà Steno, della “laurea ad honorem” in ingegneria, a suggello della sua straordinaria storia imprenditoriale.

Quelle immagini, quel momento, quella cerimonia non stavano rendendo solo giusto merito a Giorgio, incoronandolo con tanto di toga e di tocco d’ordinanza come “il principe della chimica”. Rappresentavano anche e soprattutto il doveroso conferimento di un’onorificenza alla figura altrettanto straordinaria di un uomo che, con grande genialità, operosità, impegno, sobrietà e umanità, ha saputo fare della sua azienda di famiglia e della Mapei un’unica e universale impresa di successo. Con gli stessi principi e valori che hanno fatto da stella polare anche alla mia famiglia e a mio papà. Ecco perché, ogniqualvolta penso a Giorgio Squinzi, penso anche a Steno Marcegaglia: al loro fulgido esempio di imprenditori e alle loro impareggiabili doti di umanità.

 

Emma Marcegaglia, Imprenditrice e Presidente Eni

Mai sopra le righe, mai troppo esposto, era uno di quegli imprenditori che hanno fatto grande l’Italia: una generazione guidata dall'impegno, della “famiglia povera e azienda ricca”, del pensare globale e agire locale. 
Diana Bracco
Giorgio Squinzi in questi trent’anni l’ha portata sul tetto del mondo: all’inizio degli anni novanta i dipendenti della Mapei erano 500, oggi sono oltre 10.000. Insieme alla moglie Adriana Spazzoli e ai figli Marco e Veronica, ha fatto crescere l’impresa fino a farla diventare una delle più grandi aziende globali nel settore della chimica e dell’edilizia, con un fatturato consolidato di 2,5 miliardi di euro e ben 83 stabilimenti produttivi sparsi in tutto il mondo. Sono numeri impressionanti di cui tutti coloro che lavorano in Mapei, ma anche il Paese, possono e devono essere fieri. 
Diana Bracco

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